È ormai risaputo che la scelta dell’interfaccia Metro, o Modern, adottata da Windows 8 non fu molto felice: progettata per i sistemi dotati di touchscreen, con i grandi quadratoni di collegamento ai programmi, era scomoda e perfino fastidiosa quando era utilizzata in un normale PC desktop con mouse e tastiera. Microsoft ha risposto parzialmente alle lamentele ricevute con l’introduzione di Windows 8.1 e il recupero di qualcosa simile al menu Start, ma la modifica sembrava più un rimedio, che un progetto vero e proprio. Un progetto più sensato è invece quello che abbiamo visto in Windows 10, un sistema in cui l’interfaccia per i sistemi touch si combina esattamente con quella per i sistemi tradizionali. Addirittura Windows 10 è in grado di trasformare la propria interfaccia per adattarsi alle diverse esigenze, riuscendo a riconoscere in autonomia a quale sistema ricorrere e quando. Questa tecnologia è chiamata Continuum, e permette di avere sempre a disposizione l’interfaccia più adatta al sistema che si sta utilizzando. Ossia, se si usa un sistema di quelli ibridi, che possono essere utilizzati come notebook o, rimuovendo o ripiegandone la tastiera, come tablet, si potrà utilizzare l’interfaccia standard nel primo caso e quella con le tile a schermo interno nel secondo caso. Il principio di funzionamento di Continuum è semplice: Windows è in grado di riconoscere quando la tastiera viene disattivata e, di conseguenza, attiva automaticamente la modalità tablet che passa all’interfaccia Modern (quella con le tile) a schermo intero.

Normalmente, quando Windows rileva una modifica all'hardware tale da far pensare a un cambio di modalità d’uso, come la disconnessione della tastiera, mostra un messaggio pop-up all'utente in cui chiede se passare alla modalità tablet (o viceversa): se si acconsente, l’interfaccia viene adeguata al nuovo modo d’uso. È però possibile cambiare questa impostazione, evitando che il sistema chieda ogni volta la conferma per il passaggio a un modo d’utilizzo diverso, o altrimenti che ignori le modifiche e mantenga l’impostazione in uso. Quando si passa alla modalità tablet, non viene modificato solo il menu Start, che scompare per lasciare posto all'interfaccia Modern, ma anche le finestre vengono gestite differentemente, cioè sempre a schermo intero come in Windows 8, eccetto le ‘vecchie’ app desktop. La tecnologia Continuum non è però limitata a computer desktop e tablet: con Windows 10 anche gli smartphone potranno sfruttarla. Collegando un mouse, una tastiera e un monitor a uno smartphone Windows, anche in modalità wireless, si potrà infatti utilizzare il dispositivo esattamente come un PC desktop. Ovviamente non si potranno utilizzare tutte le stesse app che si utilizzano sul computer, ma soltanto le cosiddette Universal App, cioè le applicazioni sviluppate per funzionare su qualsiasi sistema Windows 10, desktop, tablet o smartphone. Una di queste è la suite di programmi per la produttività personale Microsoft Office che, grazie a Continuum, potrà essere utilizzata da telefono come sul proprio PC desktop.

Continuum: novità in Windows 10 modalita tablet

Come gestire la modalità tablet

Quando si utilizza Windows 10 in un computer dotato di display touchscreen, può essere molto più comodo ritornare alla ‘vecchia’ interfaccia Start di Windows 8. Dalle Impostazioni, è sufficiente accedere al menu Sistema e selezionare la voce Modalità tablet per configurare il sistema secondo le proprie necessità (e il proprio hardware).

Continuum: novità in Windows 10

2. Come passare alla modalità tablet in un clic

Se per qualsiasi eventualità si desidera passare dalla modalità desktop a quella tablet, non è necessario accedere al menu Impostazioni di Windows 10. Un modo più rapido consiste nell’attivare il pannello delle notifiche: qui si trova il pulsante Modalità tablet, che permette di trasfromare l’interfaccia in pochi istanti, con un solo clic.

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Continuum: novità in Windows 10 tablet

3. Trasformazione automatica

I dispositivi dotati del sistema operativo Windows 10 sono in grado di riconoscere la modalità di utilizzo, rilevando per esempio la disconnessione della tastiera in un computer ibrido. Dalle Impostazioni è possibile però decidere se l’operazione dev'essere eseguita in modo automatico, oppure se chiedere conferma o ancora se non intervenire.

Continuum: novità in Windows 10 passaggio modalità tablet

4. Il desktop all'avvio

Sempre da Impostazioni/Sistema/Modalità tablet è possibile configurare il sistema per stabilire che tipo d’interfaccia utilizzare ad ogni nuovo avvio del computer. Le opzioni disponibili sono tre, e consentono di scegliere se avviare il sistema in modalità tablet, in quella desktop oppure se mantenere l’impostazione selezionata all'ultimo arresto del sistema.

Continuum e Smartphone

Telefoni compatibili

La funzione Continuum utilizzata con uno smartphone è veramente comoda, purtroppo però non è disponibile per tutti i dispositivi Windows 10 Mobile. Gestire in contemporanea sia il display del telefono sia quello esterno ed eseguire due applicazioni diverse non è un compito semplice per uno smartphone. Per questo motivo la funzione Continuum è disponibile solo sugli smartphone di nuova generazione: prerequisito fondamentale è infatti poter contare su un processore che sia come minimo un modello Qualcomm Snapdragon 808 MSM8992 o MSM8994. Si tratta di processori relativamente recenti, dato che sono stati presentati nella primavera del 2014 e diffusi già da qualche mese su alcuni smartphone con sistema Android, ma per i modelli basati su sistema operativo Microsoft si tratta di una novità. Nessun modello venduto prima di quest’autunno è infatti compatibile con Continuum, neanche i modelli di fascia più alta, perché la configurazione hardware non lo prevedeva. Solo pochissimi modelli sono stati già annunciati e dovrebbero arrivare in commercio a breve, e ovviamente si tratta di due modelli della serie Lumia di Microsoft. Anche Acer ha annunciato un modello di smartphone compatibile con Continuum, il Jade Primo, che comunque dovrebbe essere commercializzato entro la fine del 2015. Le caratteristiche dei nuovi smartphone per Continuum sono quindi di fascia molto alta. Soltanto due dei nuovi modelli Lumia sono compatibili con questa tecnologia, e appartengono entrambi alla nuova serie 950: il modello standard e quello XL. Il primo è leggermente più piccolo, con uno schermo da 5,2", e sfrutta un processore Snapdragon 808 a 6 core con frequenza di 1,8 GHz, mentre la versione XL ha un display da 5,7" di diagonale ed è dotato di un processore della serie 810 a 8 core da 2 GHz. In entrambi i casi il display è basato sulla tecnologia Amoled, che consente di riprodurre neri profondi e colori brillanti, e ha una risoluzione di 2.560 x 1.440 pixel. Vista la potenza dei processori adottati nei nuovi smartphone Lumia, Microsoft ha progettato inoltre un sistema di raffreddamento a liquido particolarmente efficiente. E per completare questa configurazione di altissimo livello non poteva mancare una sezione fotografica altrettanto potente: nella serie 950 è infatti presente un nuovo sensore da 20 megapixel, abbinato ad ottiche Zeiss, grazie al quale è possibile effettuare riprese video 4K, cioè con una risoluzione di 3.840 x 2.160 pixel, quattro volte quella Full HD. Ovviamente anche il prezzo è di fascia alta: 599 euro per la versione standard e ben 699 euro per quella XL.

Da smartphone a desktop in un lampo

Con i nuovi smartphone Microsoft ha presentato anche la DisplayDock, che consente di collegare le periferiche per Continuum in un colpo solo. Quando si collega uno smartphone che supporta Continuum a un monitor, il sistema automaticamente attiva l’uscita video e mostra sul display esterno un desktop molto simile a quello di Windows 10 nel quale è possibile utilizzare le cosiddette Universal App. Microsoft ha anche realizzato un dispositivo che consente di collegare con un’unica operazione sia il display, sia periferiche esterne come mouse, tastiera e flash drive: la Display Dock. Si tratta di una piccola scatola da collegare al telefono che dispone di tre porte USB 2.0, un’uscita video DisplayPort e una Hdmi.


Continuum: novità in Windows 10 porte presenti
Grazie a questo dispositivo è possibile, per esempio, arrivare nel proprio ufficio e avere a disposizione in un istante un autentico sostituto di un computer desktop, sul quale è possibile navigare sul web, lavorare su documenti office o gestire la propria posta elettronica.

Il prezzo di listino della nuova DisplayDock è di 100 euro, (su Amazon costa 48€) ma alcuni l'hanno ricevuta gratuitamente giacché veniva fornita gratis agli acquirenti del Lumia 950 XL in promozione fino a fine gennaio 2016.

Microsoft aveva già aggiunto OneDrive in Windows 8.1, ma nella nuova versione del sistema operativo ha applicato alcune modifiche per rendere il servizio cloud ancora più semplice da utilizzare, anche dovendo rinunciare a qualche funzione In Windows 10 come nella versione 8.1 non c’è bisogno di installare del software aggiuntivo per avvalersi del cloud OneDrive: ora è tutto integrato direttamente nel sistema operativo, e l’utente può attivare il servizio semplicemente inserendo i dati del proprio account Microsoft. Rispetto a Windows 8.1, qualcosa è cambiato: il metodo di sincronizzazione dei file fra PC e cloud ora assomiglia molto di più a quello dei principali servizi cloud concorrenti, per esempio Dropbox. In particolare, a seguito dei feedback ricevuti dagli utenti, Microsoft ha deciso di eliminare i cosiddetti Smart Files, ossia i collegamenti ai file originali visualizzati nelle cartelle locali ma fisicamente memorizzati nel cloud di Microsoft. L'obbiettivo degli Smart Files è risparmiare lo spazio sul disco del PC, lasciando all’utente la possibilità di avere una vera copia locale soltanto per i file più importanti, di cui si ha bisogno anche quando non si è collegati ad Internet. Secondo alcuni commenti ricevuti da Microsoft, questa funzione può generare confusione negli utenti, che rischiano di trovarsi senza la possibilità di accedere offline a un certo documento quando necessario, inoltre non tutte le applicazioni sono in grado di aprire gli Smart Files, che in questo caso devono necessariamente essere memorizzati sul disco locale. In Windows 10 gli utenti hanno solo la possibilità di scegliere quali cartelle di OneDrive sincronizzare. Dal pannello di configurazione di OneDrive è possibile in qualunque momento selezionare una o più cartelle da utilizzare, che verranno quindi fisicamente copiate sul disco fisso e poi sincronizzate. Tutto il resto resta accessibile soltanto via web. OneDrive di Windows 10 potrebbe svilupparsi ancora, con la funzione di ricerca da Windows in tutte le cartelle archiviate in OneDrive, sia quelle sincronizzate sia quelle solo su cloud. Questa e altre novità di OneDrive in Windows 10 potranno essere aggiunte in seguito, tramite aggiornamenti software. Microsoft intende infatti riportare su Windows le funzionalità chiave degli Smart Files, anche se non ha ancora detto come, e ha anche preannunciato che ci saranno altre novità per chi deve gestire un grande numero di fotografie archiviate su cloud e ha poco spazio sul proprio disco fisso.

Scoprendo tutte le nuove funzioni di OneDrive, scoprirete anche:
  • come selezionare cartelle OneDrive da sincronizzare
  • come condividere file e cartelle OneDrive da Windows 10
  • come controllare lo spazio a disposizione in OneDrive
  • come impostare settaggi avanzati OneDrive

OneDrive, il cloud per Windows 10

Che cos'è

OneDrive, che in precedenza era chiamato SkyDrive, è il servizio cloud di Microsoft, un sistema per l’archiviazione di file in Internet che può essere molto valido sia per applicazioni di backup, sia per la condivisione di documenti con altri sistemi, anche smartphone o tablet. Tra i vari servizi cloud, quello di Microsoft era il più ‘generoso’ e quindi molto allettante: di base ogni utente iscritto poteva ricevere 15 GB di spazio gratuito, che raddoppiavano se si installava la relativa app sul proprio smartphone e si attivava la sincronizzazione delle foto scattate dal telefono. Non solo, se si invitava un proprio amico ad iscriversi al servizio e questi accettava l’invito, si ricevevano ulteriori 5 GB gratuiti per ogni amico iscritto. Purtroppo dal 2016 non sarà più così: la versione gratuita di OneDrive darà ad ogni utente ‘solo’ 5 GB di spazio su cloud. Ovviamente Microsoft offre piani a pagamento con fino a 1 TB di spazio, a fronte di un canone d’abbonamento. Ma anche in questo caso dal 2016 ci saranno novità: le tariffe che ora sono di 1,99 euro al mese per 100 GB, di 3,99 per 200 e di 7 per 1 TB (quest’ultima versione resterà disponibile, sempre con incluso il canone di Office 365), cambieranno, con un unico piano da 1,99 euro/mese e per 50 GB. OneDrive è sempre stato disponibile come applicazione separata fino a Windows 8.1, dove è stato perfezionato nel sistema operativo. Naturalmente è così anche in Windows 10, ed è evidente già dal primo avvio del sistema, quando appare il messaggio che invita ad utilizzare il servizio cloud di Microsoft. Una volta registrati al servizio e inserite le proprie credenziali nel sistema, si può accedere ai servizi di OneDrive. L’integrazione fra il cloud e il sistema operativo è semplice: occorre soltanto indicare quali cartelle di OneDrive si intende sincronizzare con il PC, successivamente ogni modifica fatta a queste cartelle verrà applicata anche a quelle su cloud e viceversa. Praticamente, se nelle cartelle OneDrive del PC copiamo un file, dopo pochi minuti lo troveremo anche nelle cartelle OneDrive in Internet, se cancelliamo qualcosa, verrà cancellata la stessa cosa sul cloud. I file sono fisicamente archiviati sia su PC sia su cloud, e la sincronizzazione avviene in background quando è disponibile una connessione ad Internet. Inoltre OneDrive è un buon sistema anche per la condivisione dei propri file con altri utenti: se necessario, infatti, il sistema fornisce un link al documento da inviare alle persone con cui si intende condividerlo, e consente anche di determinare se l’accesso al file deve avvenire solamente in lettura o se può anche essere modificato.

Partiamo con lo scoprire tutte le novità di OneDrive in Windows 10.

Come cambia One Drive in Windows 10: tutte le novità

1. Pronto da subito

In Windows 10 non bisogna installare nessun programma aggiuntivo per utilizzare OneDrive, perché è integrato nel sistema: un clic sulla sua icona nella barra delle applicazioni e viene richiesto di inserire le proprie credenziali oppure di registrarsi per un nuovo account, dopodiché si potrà usufruire di tutto lo spazio di archiviazione online come backup o per la condivisione di file.

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Novità One Drive in Windows 10 scelta cartella da sincronizzare

2. Come fare la sincronizzazione selettiva

Durante la fase di configurazione di OneDrive su Windows 10 bisogna selezionare quali cartelle sincronizzare con il PC. Il contenuto delle cartelle verrà replicato nel disco fisso e ogni modifica nei file locali verrà applicata anche a quelli online e viceversa. È possibile aggiungere nuove cartelle o eliminarne altre in ogni momento, dal pannello di controllo OneDrive di Windows.

Novità One Drive in Windows 10 sincronizzazione

3. Su PC, web, tablet o smartphone

Le cartelle di OneDrive si trovano online e vengono replicate sul PC dell’utente, ma Microsoft ha reso disponibili delle app che consentono di usufruire dei servizi cloud OneDrive anche dagli smartphone e dai tablet. È anche possibile accedere ai file di OneDrive da qualunque browser web, collegandosi all'indirizzo onedrive.live.com.

Novità One Drive in Windows 10 spazio

4. Tanto spazio a disposizione

Chi si registra a OneDrive ha disposizione da subito ben 15 GB di spazio online gratuito, che possono raddoppiare se si installa anche la relativa app sul proprio smartphone e si imposta la sincronizzazione automatica del rullino fotografico. E se si invitano amici e conoscenti a registrarsi al servizio si ottengono altri bonus che fanno crescere ancora di più lo spazio gratuito disponibile.

Novità One Drive in Windows 10 cartelle

5. Le cartelle OneDrive in Windows

OneDrive è pienamente integrato in Windows 10. Le cartelle sincronizzate con il cloud appaiono nel file manager del sistema operativo e possono essere utilizzate come qualsiasi cartella anche per aprire e salvare file direttamente dalle applicazioni. Con il vantaggio che, qualsiasi azione venga compiuta, sarà replicata anche nel cloud nel giro di pochi minuti.

Novità One Drive in Windows 10 controllo stato sincronizzazione

6. Sincronizzazione sotto controllo

La sincronizzazione dei file di OneDrive avviene in background senza necessità di intervenire da parte dell’utente. L’icona di OneDrive nella barra delle applicazioni, con due nuvolette sovrapposte, mostra però se il sistema è in fase di sincronizzazione o se l’operazione è terminata. Un clic con il mouse su di essa mostra inoltre una finestra con i dettagli dello stato attuale di OneDrive.

Novità One Drive in Windows 10 velocità sincronizzazione

7. Sempre aggiornati

In fase di sincronizzazione l’icona di OneDrive nella barra delle applicazioni di Windows 10 indica con due freccine su sfondo blu che è in corso l’operazione. Nel caso si tratti di grandi quantità di dati è possibile conoscere lo stato di avanzamento della sincronizzazione semplicemente facendo clic con il mouse sull’icona di OneDrive.

Novità One Drive in Windows 10 notifiche

8. Le notifiche del sistema

Windows 10 prevede una barra delle notifiche che appare come una fascia verticale a destra dello schermo. Per farla apparire occorre fare clic con il mouse sulla relativa icona (quella che riporta una specie di fumetto, sempre nella barra delle applicazioni). Nelle notifiche del sistema si trovano anche tutti i messaggi relativi al servizio cloud di Microsoft.

Novità One Drive in Windows 10 condivisione

9. Condivisione semplice

Dalle cartelle OneDrive di Windows 10 è possibile condividere i file memorizzati con altri utenti in modo molto semplice e veloce. Facendo clic con il tasto destro del mouse sul documento da condividere appare infatti un menu contestuale nel quale vengono presentate diverse opzioni di condivisione di OneDrive.

Novità One Drive in Windows 10 configurazione avanzata

10. Configurazione avanzata

È possibile in qualsiasi momento modificare la configurazione di OneDrive nel proprio PC Windows 10 tramite un apposito pannello di controllo. Per accedervi è sufficiente fare clic con il tasto destro del mouse sull’icona di OneDrive nella barra delle applicazioni del sistema e quindi selezionare dal menu contestuale la voce Impostazioni.

Windows 10 comprende diversi strumenti per proteggere i documenti e l’intero sistema, fra cui tre valide funzioni completamente nuove. Uno degli aspetti di Windows 10 che interessa molto i futuri utenti del nuovo sistema operativo di Microsoft è legato alla sicurezza. È infatti noto che Windows, essendo il sistema operativo per PC più diffuso, è uno dei ‘bersagli’ preferiti di hacker e pirati, e per questo motivo le opzioni per la protezione del sistema sono particolarmente importanti. Windows 10 introduce diverse novità volte a migliorare la sicurezza del sistema, quindi ciò vale anche per i vostri file e documenti più importanti.

Scopriamo questa nuova funzione per capire come proteggere file in Windows 10.

I sistemi di Protezione di Windows 10

Windows Hello

Innanzitutto c’è la funzione Windows Hello, un sistema di autenticazione basato su tecnologia biometrica che impedisce l’accesso al sistema da parte di malintenzionati. Invece di utilizzare una normale password, che potrebbe essere ‘rubata’ e usata per scopi illeciti, l’utente può impostare Windows 10 al fine di garantire l’accesso al sistema solo dopo aver riconosciuto alcune caratteristiche fisiche dell’utente stesso. Windows Hello può effettuare una scansione del volto oppure dell’iride o, ancora, ‘leggere’ l’impronta digitale dell’utente tramite un apposito scanner. Gli scanner di impronte digitali in commercio, anche quelli già integrati in alcuni computer portatili, possono usufruire della funzione Windows Hello, mentre per la scansione del volto (o dell’iride) non si può utilizzare una webcam qualunque, ma è necessario attrezzarsi con una telecamera basata su una particolare tecnologia, la RealSense 3D sviluppata da Intel. Telecamere di questo tipo sono già state integrate in vari dispositivi in commercio, come l’all-in-one B50 3D Camera di Lenovo o il notebook Aspire V17 Nitro di Acer, che saranno seguiti da altri modelli che verranno presentati nei prossimi mesi. Inoltre ci saranno anche tablet dotati di telecamere basati sulla tecnologia RealSense 3D, e presumibilmente verrà venduta anche una versione esterna della webcam 3D di Intel. Agli sviluppatori, difatti, Intel ha fornito un modello USB della telecamera RealSense 3D marchiata Creative, che ha le stesse caratteristiche di quelle integrate e quindi supporterà la funzione Windows Hello.

Microsoft Passport

Un’altra funzione studiata per garantire la sicurezza, in questo caso quella relativa all’accesso ai servizi online, è Microsoft Passport. Questa tecnologia è collegata a Windows Hello ed usufruisce del riconoscimento biometrico del sistema per autenticare l’utente a un servizio o un sito web senza dover inserire la password e senza che una password sia memorizzata nel server a cui si accede. In questo modo non c’è il rischio che i propri dati di accesso siano sottratti dal server del servizio utilizzato, quindi si migliora ancora di più il livello della sicurezza.

Tecnologia Device Guard

Microsoft ha anche pensato a proteggere Windows 10 da possibili attacchi tramite l’installazione di virus o malware: nella nuova versione del sistema operativo ci sarà infatti anche la tecnologia Device Guard, che consiste nel bloccare l’installazione di software ritenuti non affidabili. Per essere autorizzati ad installarsi nel sistema i programmi dovranno essere ‘firmati’ digitalmente dagli sviluppatori certificati. Device Guard permetterà inoltre agli amministratori di reti aziendali di ridurre la possibilità d’installazione di software limitandola esclusivamente ad applicazioni provenienti da una certa sorgente, per esempio il Windows Store, oppure soltanto da determinati sviluppatori. Un’ulteriore funzione di Device Guard consiste nel poter eseguire software non affidabili in ambienti virtualizzati, separandoli dal resto del sistema per impedire ad un eventuale malware di infettare l’intero PC. Device Guard sfrutta risorse software e hardware, quindi questa tecnologia dev’essere implementata dai produttori di PC, che probabilmente la sfrutteranno solo per (costosi) sistemi destinati ad applicazioni professionali. Un altro aspetto importante riguardante la sicurezza è legato al backup e al ripristino del sistema. Chi usa Windows da tempo sa bene quanto possa essere prezioso lo strumento che salva dei punti di ripristino del sistema, grazie al quale è possibile ritornare a uno stato precedente a un problema, per esempio l’installazione di un driver non adatto che può arrivare a bloccare l’intero sistema. Microsoft ha mantenuto quest’opzione anche in Windows 10, ma stranamente non è preattivata. Ciò significa che chi intende avere questa protezione deve obbligatoriamente attivarla a mano: per farlo basta inserire nel box di ricerca nella barra delle applicazioni ‘Punto di ripristino’, quindi cliccare il risultato Crea un punto di ripristino (che si trova nel Pannello di controllo). Si aprirà una finestra che contiene l’elenco dei dischi disponibili nel sistema, su ognuno dei quali è possibile attivare questo tipo di protezione in modo indipendente. Si sceglie il drive da proteggere, quindi si preme il pulsante Configura, che aprirà una nuova finestra in cui effettuare le impostazioni richieste. Innanzitutto si deve attivare l’opzione Attiva protezione di sistema, poi si deve scegliere lo spazio su disco da dedicare a questa funzione. Il salvataggio dei punti di ripristino occupa infatti spazio aggiuntivo sulla stessa unità che si decide di proteggere, quindi occorre spostare il cursore fino alla percentuale di spazio da utilizzare. Generalmente una buona scelta è il 10% dell’unità, ma molto dipende dalla dimensione del drive e dallo spazio libero. Una volta esaurito questo spazio, i punti di ripristino meno recenti vengono automaticamente tolti dal sistema per far posto a quelli nuovi. I punti di ripristino vengono creati dal sistema quando viene installato un nuovo driver o una nuova applicazione, ma è comunque possibile crearli manualmente. Occorre sempre ricordarsi che, nel caso in cui il sistema non riesca nemmeno più ad avviarsi, è necessario far partire il sistema da un drive esterno, utilizzando il DVD d’installazione di Windows (se se ne è in possesso) oppure un’unità creata apposta per questo scopo, che può essere un CD o un drive Usb. Anche in questo caso basta utilizzare gli strumenti di Windows 10, scrivendo nel box di ricerca ‘Unità di ripristino’ e cliccando sulla voce Crea un’unità di ripristino fra i risultati: si aprirà una nuova finestra con una semplice procedura guidata per terminare l’operazione in pochi minuti. Un’ulteriore funzione che può rivelarsi molto preziosa è la Cronologia file, già presente in Windows a partire dalla versione 8. Questa funzione permette in qualsiasi momento di recuperare una versione precedente di un documento su cui si sta lavorando, mettendo l’utente al riparo da perdite di dati dovute ad errori precedentemente commessi. Per attivare Cronologia file bisogna andare nelle Impostazioni, selezionare la voce Aggiornamento e sicurezza, quindi scegliere Backup. La prima cosa da fare è impostare l’unità su cui eseguire il salvataggio dei file, che dev’essere un secondo disco, anche esterno, o un’unità di rete. Quando l’opzione è attiva si potrà accedere alle versioni precedenti dei file cliccandoci sopra con il tasto destro e selezionando nel menu contestuale la voce
Ripristina versioni precedenti. In alternativa è possibile anche ritornare allo strumento Ripristina file con Cronologia file, che può essere attivato cercando il nome nel box di ricerca oppure da Pannello di controllo/ Sistema e sicurezza/Cronologia file. In caso di problemi più seri, Windows 10 offre uno strumento aggiuntivo per venire in soccorso agli utenti in difficoltà. Dalle Impostazioni, nella sezione Aggiornamento e sicurezza, si trova infatti anche l’opzione Ripristino, che permette di reimpostare il proprio PC facendolo tornare allo stato iniziale oppure di riportarlo a una build precedente del sistema operativo in caso di malfunzionamenti legati ad un aggiornamento. L’opzione per il ripristino completo del PC, che spesso è davvero l'unica soluzione possibile, offre due diverse modalità di esecuzione: la prima consente di mantenere i propri file, rimuovendo tutte le applicazioni e i driver, e resetta le impostazioni del sistema. La seconda, invece, elimina tutto, riportando Windows allo stato direttamente successivo alla sua installazione, quindi senza alcuna personalizzazione, senza documenti ‘esterni’ e senza app installate. In alcuni sistemi può inoltre essere disponibile l’opzione Ripristina impostazioni del produttore, che serve a riportare il sistema a com’era quando è stato acceso la prima volta, con le personalizzazioni e le app previste dal produttore del computer.

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Proteggiamo i nostri file in Windows 10: come funziona

1. Facciamoci conoscere

Windows Hello può autorizzare l’accesso degli utenti tramite il riconoscimento biometrico del volto. La prima cosa da fare, in questo caso, consiste nell’effettuare la scansione del viso in modo che poi possa essere riconosciuto dal sistema. Grazie alla telecamera RealSense 3D la scansione viene effettuata in tre dimensioni, così da migliorare il livello di sicurezza.

Come proteggere file e Documenti in Windows 10

2. Accesso locale e online

Windows 10 utilizza la tecnologia Microsoft Passport per poter accedere ai siti web o ai servizi online senza l’utilizzo di password. L’utente può essere autorizzato all’accesso tramite riconoscimento biometrico, grazie alla collaborazione fra Microsoft Passport e Windows Hello. Sono supportati il riconoscimento del volto, dell’iride o dell’impronta digitale.

Come proteggere file e Documenti in Windows 10 accesso locale

3. Il controllo biometrico

Quando si accede a un servizio che richiede l’autenticazione dell’utente, Windows Hello, se configurato allo scopo, avvia la procedura di controllo biometrico. Un’apposita finestra appare sullo schermo per segnalare che è in corso la verifica dell’identità. In pochi istanti il sistema è in grado di effettuare il riconoscimento e verificare se i dati corrispondono a quelli memorizzati.

Come proteggere file e Documenti in Windows 10 accesso biometrico

4. Siamo i benvenuti

Completata con successo l’operazione di controllo biometrico dell’utente, Windows Hello confermerà l’avvenuto riconoscimento con un messaggio a schermo. Windows Hello non memorizza
la foto dell’utente, ma soltanto i suoi dati biometrici. Anche questo serve a migliorare il livello di sicurezza del sistema e a impedire l’accesso ad eventuali malintenzionati.

Come proteggere file e Documenti in Windows 10

5. Attivare i punti di ripristino

Per attivare i cosiddetti Punti di ripristino, che permettono di riportare il sistema allo stato precedente a un’installazione di un’applicazione o di un driver, bisogna attivare la funzione Protezione sistema, raggiungibile dal Pannello di controllo ‘classico’ tramite Sistema e sicurezza/Sistema. La protezione può essere applicata singolarmente ad ogni partizione del sistema.

Come proteggere file e Documenti in Windows 10 punti di ripristino

6. La cronologia dei file

Questa funzione non è una novità di Windows 10, ma consente di non correre rischi inutili. Dalle Impostazioni basta attivare l’opzione Backup con Cronologia file nella sezione Aggiornamento e sicurezza/ Backup, selezionando un’unità su cui effettuare la copia dei file. Per recuperare versioni precedenti dei file è sufficiente eseguire lo strumento Ripristina file con Cronologia file.

Un pannello dedicato agli elementi a cui si accede più frequentemente e il nuovo pulsante Share per condividere file sui social come facebook sono le novità di Esplora file in Windows 10. Scopriamole insieme per poter sfruttare al meglio questo nuovo sistema operativo Microsoft.

Vedremo nel dettaglio:
  • come aggiungere elementi e collegamenti alla barra di accesso rapido in Windows 10
  • come aggiungere una cartella alla barra di accesso rapido in Windows 10
  • come usare la funzione Drag and Drop per aggiungere cartelle e file alla barra di accesos rapido
  • come nascondere file usati di recente in Windows 10
  • come condividere file su facebook in Windows 10

Esplora file, le novità in Windows 10

Con Windows 10 Microsoft ha creato anche alcune modifiche al suo file manager, o Esplora file. Le due principali novità riguardano la nuova sezione Accesso rapido, che sostituisce quella chiamata Preferiti in Windows 8, e il pulsante Share, che nella precedente versione del sistema si trovava nella Charm Bar, la barra verticale a destra del desktop a cui si poteva accedere muovendo il cursore del mouse nell'angolo in alto a destra dello schermo. Windows 10 rende l’utilizzo del pulsante di condivisione più comodo, all'interno delle finestre di Esplora file in una posizione più agevolmente raggiungibile. Nella barra superiore ora c’è difatti la voce Condividi, che apre un menu con tutti gli elementi utili per rendere disponibili i file selezionati ad altri utenti. A sinistra c’è il pulsante Share. Nel pannello a sinistra di Esplora file, in cima alla lista, c'è invece la sezione Accesso rapido, un menu personalizzabile tramite il quale si può accedere rapidamente alle diverse risorse del computer.

Esplora file, le novità in Windows 10

1. Accesso rapido

Quando si apre Esplora file in Windows 10 si nota subito la presenza del nuovo menu Accesso rapido. Qui si trova un ampio elenco dinamico di cartelle e di file che il sistema individua automaticamente in base alla loro frequenza di utilizzo. L’elenco è però personalizzabile aggiungendo o eliminando elementi a scelta per renderne ancora più comodo l’uso.

Vediamo ora come aggiungere elementi e collegamenti alla barra di accesso rapido in Windows 10.

Esplora file, le novità in Windows 10 accesso rapido

2. Aggiungere e rimuovere elementi

All’elenco di Accesso rapido è possibile aggiungere o rimuovere diversi elementi. Non solo file o cartelle, ma anche interi drive, elementi del Pannello di controllo o unità di rete. Per aggiungere elementi all’elenco di Accesso rapido basta fare clic su di essi con il tasto destro del mouse e selezionare la voce Aggiungi ad Accesso rapido (per toglierli selezionare Rimuovi da Accesso rapido).

Esplora file, le novità in Windows 10 aggiungere e rimuovere elementi

3. Cartelle e file recenti

All’apertura di Esplora file verrà mostrato in automatico, nel pannello della parte destra della finestra, l’elenco di Accesso rapido che viene creato attivamente dal sistema, in base alla frequenza di utilizzo di cartelle e file. Anche in questo caso è però possibile rimuovere elementi dall’elenco, sempre con un clic destro su di essi, scegliendo poi Rimuovi da Accesso rapido.

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Esplora file, le novità in Windows 10 cartelle e file recenti

4. Drag and drop in accesso rapido

Un metodo tipicamente rapido per aggiungere elementi all’elenco di Accesso rapido consiste nella classica operazione di trascinamento, o drag and drop. Si clicca sull’elemento e lo si porta nella sezione di Accesso rapido, stando attenti a ‘depositarlo’ in uno spazio vuoto e non in una cartella esistente, altrimenti verrà creato un collegamento al file e non un nuovo elemento della lista.

Esplora file, le novità in Windows 10 drag e drop

5. L'avvio di Esplora file

Quando si lancia Esplora file vengono mostrati gli elementi di uso più frequente. È però possibile impostare Esplora file al fine di mostrare una vista più ‘tradizionale’. Dal pannello Generale di Opzioni cartella, raggiungibile tramite clic destro su Accesso rapido e quindi su Opzioni, oppure dal menu superiore Visualizza/ Opzioni, basta impostare Questo PC alla voce Apri Esplora file per.

Esplora file, le novità in Windows 10 doppio click

6. Un pò di privacy

Il fatto che Esplora file mostri sempre gli elementi di uso più frequente potrebbe essere fastidioso se più persone usano lo stesso PC. Se si vuole evitarlo, sempre in Opzioni cartella/Generale, si trova una sezione chiamata Privacy. Da qui è possibile impedire al sistema di includere i file e/o le cartelle usate di recente, oppure di cancellare tutta la cronologia per ‘ripulire’ completamente l’elenco.

Il pulsante Share: social network e condivisione

Il pulsante Share, già presente nella Charm Bar di Windows 8, ora è stato spostato direttamente nei menu di Esplora file. Basta un clic per condividere in modo i file tramite posta elettronica, nei social network o in altre applicazioni, progettate per sfruttare questa funzionalità.

Esplora file, le novità in Windows 10 condivisione

1. Condivisione semplificata

Da Esplora file, basta selezionare il menu Condividi per far apparire il pulsante Share. Con un clic si apre un pannello laterale, simile a quello delle notifiche, che include le app a cui è possibile inviare il file selezionato.

Esplora file, le novità in Windows 10 pulsante share

2. Su Facebook con un clic

Se per esempio si seleziona un’immagine e si preme il pulsante Share, è possibile pubblicarla nel proprio profilo Facebook aggiungendo un commento, senza neanche dover aprire l’applicazione vera e propria.

Esplora file, le novità in Windows 10 facebook

3. Personalizzare il menu Share

Se il pannello Share è troppo affollato, o se si desidera rimuovere da qui app che si utilizzano di rado, è possibile eliminarle con un clic del tasto destro del mouse selezionando poi Nascondi dal menu contestuale.

TIM parte all'attacco per portare a sé i clienti di altri operatori con la promozione TIM Ten Go, una offerta pensata per attrarre coloro che amano soprattutto avere tanti GIGA. Infatti, questa offerta nasce con 6 GIGA mentre a partire dal 20 Aprile 2017, si hanno ben 13 GIGA. Ma qual'è il costo di attivazione di TIM Ten GO?

Costo attivazione

Per poter attivare la promozione TIM Ten GO, il costo attivazione è di 7€ se rimanete per 24 mesi con TIM, mentre se non rispetta questo vincolo allora vi verranno addebitati altri 20€ per un costo totale pari a 27€.

Per chi invece attiva l'offerta nel momento in cui viene contattato da un'operatore TIM, allora l'attivazione TIM Ten GO è scontata e costa soli 3€, rimanendo invariata la condizione sul vincolo di 24 messi di permanenza con il gestore, in caso contrario si pagano 20€.

Conviene?

Beh, considerato che pagherete successivamente 10€ ogni 4 settimane ed avrete oltre ai 13 GIGA di internet anche minuti illimitati, direi che è veramente una bella occasione.

Poi, i 20€ di "mora" previsti se per caso cambiamo operatore prima dei 24 mesi, non sono eccessivi e quindi non sono una vera e propria forza vincolante. Sicuramente avere 13 GIGA di internet e minuti illimitati a 10€ ogni 4 settimane conviene!

E' per tutti?

Purtroppo, la promozione TIM Ten Go non è per tutti ma solo per coloro che passano a TIM da operatori virtuali, Wind Tre, quindi se siete interessati potete sempre acquistare una nuova SIM e passare a TIM no?

Cosa ne pensate?


Windows era in realtà l’unico sistema operativo per PC privo della funzione multidesktop. Una mancanza ora eliminata in Windows 10. I desktop multipli, o desktop virtuali, in un sistema operativo possono essere molto pratici. Non a caso, si tratta di una funzione molto diffusa, utilizzata per esempio nei sistemi Linux e in quelli Mac; finora però Windows ne era privo, salvo ricorrere a utility aggiuntive. Un desktop virtuale consente di avere a disposizione più di una scrivania come spazio di lavoro, nelle quali collocare le varie finestre senza affollare troppo il desktop utilizzato, per esempio sistemando in un primo desktop tutte le finestre di un lavoro che si sta sviluppando, in un secondo quelle del browser web e in un terzo il programma di posta elettronica. Finalmente, ecco che anche il sistema operativo di casa Microsoft sta per inserire i desktop multipli. Nella barra delle applicazioni difatti è comparsa l’icona per accedere alla Task View, che è il nome che Microsoft ha assegnato alla funzione che consente di visualizzare i desktop multipli e le finestre aperte in ciascuno di essi. Nella più recente versione di Windows 10 il pulsante è contraddistinto da un’icona con due rettangolini sovrapposti (che rappresentano i desktop) ed è posto a destra del box di ricerca. Premendolo, si attiva appunto la modalità Task View: se il desktop attivo è uno solo, appariranno soltanto le anteprime delle finestre dei programmi aperti; se in questa condizione si vuole creare un nuovo desktop virtuale è sufficiente premere il pulsante ‘Nuovo desktop’ in basso a destra. È anche possibile creare automaticamente un nuovo desktop muovendo una delle finestre attive dal desktop principale: fare clic con il tasto destro del mouse sull’anteprima della finestra che si vuole spostare, selezionare la voce Sposta in... dal menu contestuale e scegliere quindi Nuovo desktop. Se ci sono altri desktop oltre al principale, in questo menu vedremo apparire anche le voci ‘Desktop 2’, ‘Desktop 3’ e così via, così da poter spostare la finestra selezionata dove si desidera. Con più desktop virtuali già configurati cambia di poco anche l’aspetto della modalità Task View: in questo caso, difatti, apparirà anche una barra inferiore in cui vengono riportate le miniature dei vari desktop. Per visualizzare nella Task View le finestre attive di un determinato desktop è sufficiente muovere il cursore del mouse sopra la sua miniatura, senza cliccare. Le anteprime delle finestre possono essere spostate da un desktop all’altro anche tramite un’operazione di drag and drop, ovvero facendoci clic sopra e trascinandole sulla miniatura del desktop di destinazione nella barra inferiore della Task View. Oppure è possibile chiudere il programma cliccando sulla ‘X’ in alto a destra presente in ogni anteprima delle finestre attive. Dalla Task View, poi, è possibile anche eliminare uno dei desktop virtuali precedentemente creati: anche in questo caso si deve soltanto cliccare sulla ‘X’ sopra la miniatura del desktop che si desidera cancellare, che apparirà spostando il cursore del mouse su di
essa (sempre senza cliccare). Le finestre eventualmente presenti nel desktop rimosso verranno spostate in automatico nel desktop precedente, ovvero quello che vedete alla sua sinistra nella Task View.

Andiamo a vedere ora insieme come gestire i desktop virtuali in Windows 10 nel miglior modo possibile e quindi utilizzando le comode scorciatoie da testiera, metodo che consente di velocizzare tutte le operazioni quali ad esempio il passaggio da un desktop virtuale a un altro, la creazione di una nuova scrivania virtuale e altro.

Scorciatoie da tastiera

Come detto poche righe sopra, con le scorciatoie da tastiera si possono velocizzare molte operazioni al PC. Andiamo a vedere quali solo quelle da usare con i desktop virtuali di Windows 10.

1. Attivare la Task View

Per accedere alla Task View si utilizza la stessa combinazione di tasti che in Windows 7 e 8 attiva la funzione Flip 3D, ovvero la visualizzazione tridimensionale di tutte le finestre attive nel sistema. Premendo quindi i tasti Win+Tab si aprirà la Task View.

2. Creare un nuovo desktop

Quest’operazione può essere effettuata sia dalla modalità Task View, sia dal desktop attivo. La combinazione di tasti è Win+Ctrl+D, che crea il nuovo desktop e lo rende attivo.

3. Eliminare un desktop

Anche in questo caso la scorciatoia da tastiera può essere utilizzata dalla Task View o dal normale desktop. Per eliminare uno dei desktop è sufficiente quindi attivarlo e premere la combinazione Win+Ctrl+F4: il desktop verrà chiuso e, come con l’operazione tramite mouse, eventuali finestre attive verranno posizionate nel desktop precedente.

4. Passare da un desktop all'altro

Per attivare uno dei desktop multipli precedentemente configurati basta tenere premuti i tasti Ctrl+Win e aggiungere la freccia destra oppure quella sinistra per spostarsi fra i vari desktop. Una volta rilasciati i tasti il desktop selezionato diventerà quello attivo. Anche questa scorciatoia è disponibile da Task View o da Desktop.

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Come gestire Desktop Virtuali su Windows 10 (scorciatoie tastiera)

5. Accedere alla Task View

Ecco il nuovo pulsante che consente di accedere alla Task View di Windows 10 e gestire i desktop virtuali. Si trova nella barra delle applicazioni, subito a destra del box di ricerca di Windows. È però possibile attivare la Task View non solo con un clic del mouse sul pulsante, ma anche premendo contemporaneamente i tasti Win+Tab.

Come gestire Desktop Virtuali su Windows 10 (scorciatoie tastiera) nuovo desktop

6. Come creare un nuovo desktop

Windows 10, al suo avvio, dispone di un solo desktop. Grazie alle nuove funzioni però ora è possibile crearne altri, facendo clic con il mouse sul pulsante ‘Nuovo desktop’ che appare quando si accede alla modalità Task View. Non manca però la possibilità di creare un nuovo desktop virtuale tramite una combinazione di tasti, ossia Win+Ctrl+D.

Come gestire Desktop Virtuali su Windows 10 (scorciatoie tastiera) finestre

7. Come spostare le finestre

La Task View mostra l’anteprima delle finestre presenti in ogni singolo desktop. Per spostarle da un desktop all’altro possiamo farlo  in due modi: facendo clic con il tasto destro del mouse in un qualsiasi punto della finestra da spostare e selezionando il menu Sposta in e la destinazione scelta, oppure cliccando all’interno della finestra per trascinarla in uno dei desktop nella barra in basso.

Come gestire Desktop Virtuali su Windows 10 (scorciatoie tastiera) chiusura

8. Come eliminare un desktop virtuale

Ogni miniatura dei vari desktop visualizzata nella barra inferiore della Task View mostra una ‘X’ quando ci si passa sopra con il cursore del mouse. Un clic è sufficiente per cancellare il relativo desktop; le eventuali finestre non vengono chiuse ma spostate nel desktop precedente. Per eliminare in modo rapido il desktop attivo si può in alternativa utilizzare la scorciatoia da tastiera Win+Ctrl+F4.

Sono tante le novità del browser Edge, in cui Microsoft introduce un nuovo motore di rendering. Per assicurare la compatibilità con i ‘vecchi’ siti, Windows 10 include anche il browser Internet Explorer 11.

Dopo 18 anni, Microsoft abbandona il ‘vecchio’ motore di rendering del browser web di Windows per un nuovo sistema ampiamente rinnovato. Il vecchio motore ‘Trident’, che aveva fatto la sua prima apparizione in Internet Explorer 4.0 nel 1997, è difatti stato sostituito dal nuovo ‘Edge’, progettato per essere meno affamato di risorse e più efficiente, tanto da competere ad armi pari con i più veloci browser web attualmente disponibili e in particolare con Chrome, specie nell’esecuzione di codice JavaScript. Per sviluppare Edge, Microsoft è partita dal codice di Trident eliminando quelle parti che Internet Explorer ha obbligatoriamente ereditato da tutte le sue versioni precedenti per garantire la compatibilità con i molti standard proprietari come ActiveX o VBScript, così da ottenere un motore di rendering molto efficiente e prestante. La rimozione da Edge delle tecnologie proprietarie di Internet Explorer elimina però la compatibilità per quei siti web progettati per usufruire del ‘vecchio’ motore del browser Microsoft e le sue relative funzioni aggiuntive. Per questo motivo Microsoft ha introdotto anche in Windows 10 Internet Explorer 11, che affianca Edge. Se il nuovo browser dispone dell’omonimo motore di rendering, EdgeHTML, al contrario Internet Explorer utilizza esclusivamente Trident, per permettere la visualizzazione dei siti progettati per le sue caratteristiche proprietarie. Un’ulteriore differenza fra i due browser è inoltre il supporto alle estensioni: mentre IE11 può essere ‘espanso’ installando componenti aggiuntivi, Edge non offre questa possibilità. Microsoft ha però annunciato che anche il nuovo browser potrà usufruire dei vari add-on, ma solo con un aggiornamento che arriverà nel corso del 2016. Internet Explorer 11 è disponibile anche per le precedenti versioni del sistema operativo di Microsoft, a partire da Windows 7, Edge è invece disponibile solo per Windows 10. Chi non è ancora passato alla più recente versione di Windows dovrà comunque aggiornare Internet Explorer alla versione 11, dato che Microsoft ha già comunicato ufficialmente che terminerà di supportare le altre versioni dello storico browser web di Windows a partire dal prossimo 12 gennaio. Ciò significa che anche i vari aggiornamenti relativi alla sicurezza del sistema saranno rilasciati solo per IE11, e chi utilizza le versioni precedenti resterà esposto a rischi potenzialmente molto pericolosi.

Un nuovo browser per Windows 10

Con il browser Edge, Microsoft intende colmare, o almeno ridurre il divario con i browser più veloci. Per farlo ha sviluppato un nuovo motore di rendering. Microsoft, quando ha annunciato la nascita di Windows 10, ha anticipato che nella nuova versione del sistema operativo ci sarebbero stati importanti cambiamenti anche nel browser Internet. Internet Explorer aveva ormai raggiunto quasi i 20 anni di età, ed era ora di pensionarlo in favore di qualcosa di più moderno, dandogli un nuovo nome. Le prime versioni preliminari erano chiamate Project Spartan, ma poi alla versione definitiva è stato dato il nome Edge, lo stesso del suo nuovo motore di rendering. Edge ha un nuovo look in perfetto in stile ‘Modern’, ed è anche dotato di nuove funzioni. È stato progettato tenendo presente la possibilità di utilizzo con sistemi dotati di touchscreen: per esempio, è possibile prendere appunti a mano libera direttamente sulla pagina web visitata, salvando poi il risultato per esaminarlo successivamente o per condividerlo con altri utenti. Inoltre Edge integra l’assistente digitale Cortana, che può essere attivato in qualsiasi momento.

1. Una nuova icona

In Windows 10 è scomparsa l’icona di Internet Explorer, sostituita da quella di Edge. La nuova icona, una delle novità di Edge, si trova sia nel menu Start, sia nella barra delle applicazioni. Apparentemente l’icona di Edge è molto simile a quella di IE, anche se ha uno stile più ‘minimale’, lo stesso che caratterizza il nuovo browser di Windows 10.

Novità browser Edge Windows 10

2. Appunti sulle pagine web

Con il nuovo browser di Windows 10 è possibile prendere appunti sulla pagina web oppure evidenziarne delle parti. Edge include infatti uno strumento che consente di scrivere a mano libera, di applicare evidenziazioni o di inserire note di testo nella pagina web che si sta leggendo. La pagina può essere salvata con le note dell’utente, per essere condivisa  o riutilizzata in seguito.

Novità browser Edge Windows 10 note pagina web

3. Le impostazioni

Per modificare le impostazioni di Edge basta fare clic sul pulsante con i tre puntini nella barra superiore del browser e quindi scegliere la relativa voce di menu. Anche il pannello delle impostazioni, che appare come una fascia verticale nella parte destra della schermata, è in stile Modern e consente di effettuarne la configurazione in modo semplice anche tramite touchscreen.

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Novità browser Edge Windows 10 impostazioni

4. Look Modern per Edge

Edge, il nuovo browser web di Windows 10 conosciuto precedentemente con il nome Project Spartan, ha una nuova grafica dall’aspetto molto semplice ma funzionale. Lo stile è quello dell’interfaccia Modern introdotta con Windows 8, con un design molto leggero per dare maggiore evidenza al contenuto della pagina web visitata.

Novità browser Edge Windows 10 nuova grafica

5. Reading View

In Edge è comparsa una nuova funzione, chiamata Reading View. In una qualsiasi pagina web, premendo il piccolo pulsante a forma di libro nella barra superiore, il browser mostra una diversa finestra con gli elementi essenziali della pagina, per semplificarne la lettura. Dalle impostazioni è possibile scegliere se visualizzare testo nero su sfondo chiaro oppure al negativo.

Novità browser Edge Windows 10 modalità lettura

6. Edge e Internet Explorer

Il nuovo motore di rendering di Edge elimina la compatibilità con i siti sviluppati sfruttando le tecnologie proprietarie di Internet Explorer.

Novità browser Edge Windows 10 mix con vecchio internet explorer

Per questo motivo Windows 10 comprende entrambi i browser, anche se IE è ‘nascosto’ fra i menu di sistema. Internet Explorer 11 utilizza ancora il precedente motore di redering, chiamato Trident, per garantire la compatibilità del sistema con tutti i siti.

Al momento dell'acquisto di uno smartphone, vogliamo che tutto sia perfetto e ci piace davvero tanto seguire qualche consiglio utile, come quello sulla prima carica della batteria. Avrete sicuramente sentito da un venditore che "bisogna sempre eseguire una lunga prima ricarica" oppure qualcuno ci dice che invece è una cavolata. Ma qual'è la verità? Sebbene molti siti trascurano questa operazione, prima di dire delle stupidaggini ho fatto alcune ricerche in lingua inglese giusto per informarmi, ed informare Voi soprattutto, del perché è importante la prima carica di un telefono. Tra i diversi portali sui quali ho letto informazioni generiche riguardo la carica iniziale subito dopo aver aperto la confezione di uno smartphone, un'articolo di superuser mi ha chiarito ogni dubbio ed in parte ha confermato la mia personale teoria.

E' davvero importante la prima carica?

Direi proprio che la risposta secca è "NO", ma allora perché c'è ancora qualcuno che insiste col dire che quando ricarichiamo per la prima volta la batteria di un nuovo telefono, dobbiamo tenerlo più tempo sotto carica? La risposta è anche stavolta molto semplice e sta nel fatto che quando un telefono viene acceso per la prima volta, quindi subito dopo averlo tolto dalla confezione, al momento della prima accensione lo smartphone inizia la fase di inizializzazione, eventualmente cercando e scaricando gli ultimi aggiornamenti del software, pertanto necessita di una buona carica della batteria, ma ciò non significa che la prima carica deve essere lunga! Quindi, in pratica, ciò che dovrebbero dire al momento dell'acquisto è che "alla prima ACCENSIONE è meglio tenere il telefono sotto carica perché è necessaria parecchia energia per poter scaricare tutti gli aggiornamenti e configurare il telefono". Ed invece, tutti tendono a riassumere ciò dicendo di tenere il cellulare più tempo sotto corrente durante la prima carica. Ma forse ciò deriva da una caratteristica di batterie a litio più grandi, quali ad esempio quelle dei portatili, le quali hanno bisogno di una prima carica più lunga per far stabilizzare il voltaggio, ma ciò è poco importante nel caso dei telefoni.

STATE SERENI PER LA PRIMA CARICA!

Detto ciò, adesso voglio riportarvi alcuni consigli generali che riguardano la carica della batteria, quindi non solo la prima.

Perché è importante Prima carica del Telefono e come eseguirla

Consigli sulla carica della batteria dei telefoni

Molti si chiedono se è davvero così importante la prima carica della batteria? Certo che lo è, per i motivi che vi ho spiegato prima! Ma non è l'unica cosa da sapere circa la batteria del telefono. Ci sono infatti molte cose da sapere e che vi spiego in questa guida completa alla ricarica della batteria sugli smartphone. Vedremo infatti anche come ridurre il consumo della batteria con semplici consigli pratici e come utilizzare le modalità di risparmio energetico.

Prima di utilizzare la batteria per la prima volta o se è rimasta inutilizzata per molto tempo, caricatela. La prima volta che caricate la batteria, lasciatelo sotto carica fino a quando la batteria è al 100%, senza stressarlo, quindi potete iniziare a testare il telefono. E' giusto un consiglio per potervi poi rendere conto della effettiva durata della batteria e di come varierà nel tempo.

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Potete caricare la batteria del telefoni anche se non è completamente scarico, giacché le nuove batterie al Litio non soffrono dei classici problemi di "memoria". Torniamo quindi all'argomento dell'articolo. Raccomando sempre di utilizzate caricabatterie, batterie e cavi approvati da Samsung. Caricabatterie o cavi non approvati potrebbero provocare l'esplosione della batteria o danneggiare il dispositivo. Quando la batteria è quasi scarica, l'icona della batteria compare vuota, e nel momento in cui la batteria sarà completamente scarica, non potrete accendere il dispositivo immediatamente, anche con il caricabatterie collegato. Lasciate caricare la batteria scarica per alcuni minuti prima di accendere il cellulare. Se utilizzate più applicazioni contemporaneamente, applicazioni di rete o applicazioni che necessitano una connessione ad un altro dispositivo, la batteria si consuma più velocemente. Si consiglia l'utilizzo delle applicazioni che richiedono una connessione di rete, quando la batteria è completamente carica per evitare il rischio di interruzioni. L'uso di una sorgente di alimentazione diversa dall'alimentatore USB, ad esempio un computer, potrebbe ridurre la velocità di carica a causa di un'intensità di corrente minore. La procedura di caricamento corretto è la classica ed è banale: collegate il cavo USB all'alimentatore USB, quindi collegate l'altra estremità del cavo USB al connettore multifunzione. Ma vediamo quali potrebbero essere i problemi relativi alla batteria dello smartphone.
  • Il collegamento errato del caricabatterie potrebbe causare gravi danni al dispositivo. I danni causati da un uso improprio non sono coperti dalla garanzia.
  • Durante il caricamento potrete utilizzare il dispositivo, ma la batteria verrà caricata più lentamente.
  • Se il dispositivo riceve un'alimentazione discontinua durante il caricamento, il touch screen potrebbe non funzionare. In questo caso, scollegate il caricabatteria dal dispositivo.
  • Durante il caricamento, il dispositivo e il caricabatteria potrebbero surriscaldarsi. Ciò è normale e non dovrebbe influire sulla durata o sulle prestazioni del dispositivo. Se la batteria dovesse scaldarsi più del solito, il caricabatteria potrebbe interrompere il caricamento.
  • Se il dispositivo non si ricarica correttamente, portate il dispositivo e il caricabatteria presso un centro di assistenza Samsung.
Quando la batteria è carica, scollegate il dispositivo dal caricabatterie. Scollegate innanzitutto il caricabatterie dal dispositivo e quindi scollegatelo dalla presa di corrente appropriata. Per risparmiare energia, scollegate il caricabatterie quando non lo utilizzate. Il caricabatterie non è dotato di interruttore, pertanto dovete scollegarlo dalla presa di corrente quando non è in uso per evitare di consumare energia. Durante la carica, il caricabatterie dovrebbe rimanere vicino alla presa di corrente appropriata ed essere facilmente accessibile. In un articolo sulla prima carica del telefono, ovviamente, non potevano mancare i miei soliti consigli su come ridurre il consumo della batteria.

Consigli generali per diminuire il consumo della batteria e aumentarne la carica

Ogni Smartphone, più o meno smart che sia, offre varie opzioni affinché vengano ottimizzati i consumi della batteria e i migliori consigli per poter ridurre i consumi della batteria sono:
  1. Ottimizzate il telefono utilizzando Gestione Smart (il nome potrebbe differire a secondo della marca)
  2. Quando non utilizzate il dispositivo, passate alla modalità standby premendo il tasto accensione o spegnimento
  3. Attivate la modalità Risparmio energetico
  4. Chiudete le applicazioni non necessarie
  5. Disattivate il Bluetooth quando non lo utilizzate
  6. Disattivate il Wi-Fi quando non lo utilizzate
  7. Disattivate la sincronizzazione automatica delle applicazioni
  8. Riducete il tempo di spegnimento automatico dello schermo
  9. Riducete la luminosità dello schermo
Ma quando avete poco tempo, usate la funzione di ricarica rapida! Non sapete come funziona? O magari non sapevate esistesse? Ecco come funziona!

Ricarica rapida per chi ce l'ha: come funziona

Oltre alla prima carica del telefono, voglio parlarvi anche della funzione di ricarica rapida. Alcuni cellulari, soprattutto quelli più recenti, sono dotati di una funzionalità di ricarica rapida integrata che non è una funzione software bensì una caratteristica hardware. In genere, potete utilizzare questa funzionalità per caricare la batteria più rapidamente soltanto se il dispositivo o il suo schermo sono spenti, ma non è un requisito generale.

Vediamo qualche informazione sulla funzione di ricarica rapida della batteria, sottolineando che sconsiglio questa modalità di ricarica nel caso di prima carica.

La Ricarica rapida utilizza una tecnologia di ricarica batteria che permette di caricare la batteria molto più rapidamente aumentando la potenza della ricarica. Se il telefono supporta la funzionalità Ricarica rapida adattiva dovreste leggere "Quick Charge 2.0 by Qualcomm" o qualcosa di simile sulla confezione e/o tra le caratteristiche tecniche. Per utilizzare la ricarica rapida sul vostro dispositivo, collegatelo ad un caricabatterie che supporta Ricarica rapida adattiva o Quick Charge 2.0. Adesso che conoscete il funzionamento della ricarica rapida, che ripeto, sconsiglio di usare nel caso di prima carica, vediamo come utilizzarla per aumentare la velocità di ricarica della batteria.

Vuoi acquistare un caricabatterie che supporta la ricarica veloce?

Aumentare la velocità di ricarica

Per aumentare la velocità di ricarica di un telefono, potete spegnete il cellulare o il suo schermo quando caricate la batteria. I modelli compatibili con il sistema di ricarica veloce, durante la ricarica della batteria a dispositivo spento, mostreranno sullo schermo compare una icona tipo questa:

simbolo fulmine ricarica rapida batteria

Non potete utilizzare la funzionalità di ricarica rapida quando lo schermo è spento. Spegnete lo schermo per aumentare la velocità di ricarica. Potete verificare il tempo di ricarica rimanente sullo schermo. Il tempo rimanente effettivo potrebbe variare in base alle condizioni di ricarica. Non potete utilizzare la funzionalità di ricarica rapida integrata quando caricate la batteria con un caricabatteria standard. Se il dispositivo si surriscalda o la temperatura ambiente aumenta, la velocità di ricarica potrebbe diminuire automaticamente. Si tratta di una normale condizione di funzionamento per prevenire danni al dispositivo. Bene, adesso passiamo alla ricarica Wireless che, rispetto alla ricarica rapida, potete utilizzare anche per la prima carica.

Risparmio energetico della batteria

Le nuove funzioni di Android e iOS, permettono di risparmiare la batteria limitando le funzioni del dispositivo. Per attivare la modalità di risparmio energetico su un telefono, basta andare nelle "Impostazioni" e cercare "Risparmio" nel campo presente in alto, oppure seguire il seguente percorso: nella schermata Home, toccate Applicazioni >> Impostazioni >> Batteria >> Risparmio energetico, quindi toccate il cursore per attivarla. Per attivare la modalità risparmio energetico automaticamente quando la batteria residua raggiunge il livello preimpostato, toccate Avvia Risp. energetico e selezionate un'opzione. Oltre alla classica modalità di risparmio energetico, alcuni smartphone, come i Samsung, offrono una modalità molto spinta, denominata "Risparmio energetico avanzato".

Risparmio energetico avanzato

Infine, tra gli ultimi smartphone ci sono dei modelli che utilizzano un sistema avanzato per aumentare la durata della batteria, per esempio Samsung disattiva tantissimi servizi e attiva la modalità con schermo in bianco e nero. Questa modalità è utile quando abbiamo veramente una percentuale bassa di batteria residua e abbiamo un forte bisogno del telefono, magari per una eventuale chiamata di emergenza.

Consiglio di utilizzare questa modalità per aumentare la durata della batteria del telefono quando avete davvero poca batteria residua. Nella modalità di Risparmio energetico avanzato, dunque, il dispositivo visualizza i colori dello schermo in toni di grigio, limita le applicazioni disponibili solo a quelle essenziali e selezionate, disattiva la connessione dati di rete mobile quando lo schermo si spegne e disattiva il Wi-Fi e il Bluetooth. Per attivare la modalità di risparmio energetico avanzato, nella schermata Home, toccate Applicazioni >> Impostazioni >> Batteria >> Risparmio energetico avanzato, quindi toccate il cursore per attivarla. Per disattivare la modalità di Risparmio energetico avanzato, toccate Altro >> Disattiva. Il tempo di utilizzo rimanente mostra il tempo residuo prima che la batteria si esaurisca. Il tempo di utilizzo rimanente potrebbe variare in base alle impostazioni e alle condizioni di funzionamento del dispositivo. Bene, ora sapete tutto circa la prima carica del telefono, ed anche altre informazioni utili per ricaricare la batteria e per ridurre i consumi.

Suppongo che molti si staranno chiedendo come funziona VirtualBox, e quindi in questa guida in cui vediamo come installare Windows 7 utilizzando una macchina virtuale, andiamo prima a vedere che cos'è questo programma. VB è uno dei migliori programmi di virtualizzazione gratis disponibili sul mercato, e permette in poche parole di avere un computer virtuale installato sul vostro PC o MAC. Se non avete ancora capito, provo a dirvelo in altre parole. Utilizzando VirtualBox, andrete a creare sul vostro PC o MAC un file unico che contiene un sistema operativo, da avviare e usare utilizzando VB in modo molto pratico e comodo. Può essere utile per coloro che magari vogliono fare delle prove sul PC ed esssere certi che se qualcosa va storto, questo accade sulla macchina virtuale che può essere facilmente ripristinata, mentre sul vostro PC/MAC reale è tutto in ordine! Utile, vero?

E bene, in questo articolo vi spiegherò come installare Windows 7 in VirtualBox, in modo semplice. VB supporta vari sistemi operativi, questo significa che, oltre a Windows 7, possiamo installare e provare in una macchina virtuale anche l’ultimo sistema operativo Mac OS X Mavericks, Yosemite, El Captain o SierraChrome OS di Google, oppure anche Linux o Android.

Siete pronti per iniziare a installare Windows 7 in VirtualBox? Non è difficile per nulla, ma è un pochino lunga la procedura, e ricordatevi che avrete bisogno del file immagine ISO di Widows. Inziamo subito!

Vedi anche come installare Windows 10 in VirtualBox.

Installazione di Windows 7 con VirtualBox

Iniziamo col dire che un Sistema Operativo che funziona all’interno di una macchina virtuale ha a disposizione meno risorse e, su computer di livello basso, l’esperienza può risultare addirittura sconfortante, ma è un ottimo sistema per prendere confidenza con altri ‘mondi’. Se ad esempio state pensando di acquistare un Chromebook, è possibile scaricare Chrome OS per individuare in quale ambiente dovremo muoverci e se è il caso di spenderci dei soldi. In linea teorica i sistemi operativi installati su una macchina virtuale dovrebbero essere completamente funzionanti, compreso l’accesso alle porte USB, alla rete, alle stampanti, ma in alcuni casi si potrebbero avere alcuni problemi di compatibilità, in questo caso è necessario effettuare una ricerca su Internet all’interno dei Forum dedicati per trovare una soluzione. In base allo spazio disponibile sul nostro hard disk, possiamo installare tutti i sistemi operativi che vogliamo. Questi non vanno in nessun modo a sovrapporsi con il nostro sistema operativo principale ed è una soluzione ottimale anche per fare esperimenti con il codice o per provare software di dubbia provenienza in tutta sicurezza: qualsiasi potenziale danno riguarderà solo il sistema operativo della macchina virtuale e non quello principale del computer.

Pronti? Iniziamo con la prima operazione per installare Windows 7 con VirtualBox: il download di VB.

Come installare Windows 7 in VirtualBox

1. Scarichiamo VB e installiamolo sul nostro PC

Apriamo il browser, andiamo sul sito web www.virtualbox.org e facciamo clic sul pulsante Download. VirtualBox è disponibile per Windows, Mac OS X e Linux, quindi questa guida è valida per tutti i sistemi operativi dal quale state leggendo. Se siete in un ambiente Microsoft per esempio, fate clic sulla versione per Windows e, una volta scaricato, avviamo il programma di Setup. Eseguiamo i vari passaggi, il software è sicuro e non installa nessun componente o software aggiuntivo, ma potrebbe magari non essere così per eventuali versioni future quindi fate comunque attenzione a cosa accettate di installare. Una volta terminata l'installazione di VirtualBox, siete già a un 25% dell'opera!

2. Settiamo le preferenze

Prima di creare una nuova macchina virtuale bisogna andare a vedere le preferenze del programma. Dal menu File facciamo clic su Preferenze. Selezioniamo la voce "Inserimento" e apriamo la scheda "Macchina Virtualeb". Da questa posizione è possibile per esempio controllare le varie scorciatoie di tastiera, come quella per catturare delle schermate, che possiamo modificare a nostro piacimento.

Come installare Windows 7 in VirtualBox: download e installazione VB

3. Creiamo una nuova macchina virtuale

Bene, ora per poter installare Windows 7 in VirtualBox bisogna andare a creare una nuova "macchina virtuale" e per fare ciò andiamo a cliccare su Nuova, in alto a sinistra. Nella finestra che appare a cui dobbiamo dare un nome, indicativamente quello del sistema operativo che stiamo per installare, quindi dal menu a tendina Tipo scegliamo Windows mentre alla voce Versione scegliamo Windows Seven. Facciamo attenzione a scegliere la versione a 32 bit o a 64 bit in base al processore del nostro computer. Facciamo clic su Avanti per passare alla schermata successiva.

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Come installare Windows 7 in VirtualBox: impostazione VB

4. Assegnamo la memoria RAM

A questo punto dobbiamo impostare le risorse da dedicare completamente alla macchina Virtuale che stiamo per creare. La prima scelta è quanta RAM dedicare alla macchina virtuale.

Ricordiamoci che, una volta in esecuzione, la RAM dedicata alla VM non sarà disponibile per gli altri programmi del PC. Più RAM dedichiamo alla VM e più questa sarà veloce ma, allo stesso tempo, sarà lenta qualsiasi altra attività, anche quella essenziale, come rispondere a una mail. Scegliamo come minimo 2 GB (2048 MB), anche se sarebbe meglio averne a disposizione almeno 4 nel caso di Windows 7 dato che comunque è un sistema operativo recente e occupa molta memoria.

Se il vostro PC ha ad esempio 12 Gb di RAM, assegnandone 4 a Windows 7 in VirtualBox, ne avrete a disposizione 8 sul Computer reale, fino a quando il programma VB rimane in esecuzione con la macchina virtuale avviata. Tutto chiaro?


Come installare Windows 7 in VirtualBox: creazione nuova macchina virtuale

5. Impostiamo l'hard disk

La seconda risorsa da impostare è la quantità di spazio sull'Hard Disk da dedicare alla macchina virtuale che state creando. In pratica, bisogna creare il disco fisso virtuale in cui installare Windows 7. Vi consiglio di lasciare la dimensione impostata ad almeno 32 GB e quindi procedete con un clic su Crea. Nella seconda schermata lasciamo invariata l’opzione di default per il tipo di file. Facciamo clic su Avanti. Nella terza schermata scegliamo Dimensione fissa per velocizzare l’esecuzione di Windows 7.

Come installare Windows 7 in VirtualBox: assegnazione memoria ram

6. Configurare la macchina virtuale

Terminata la procedura, la creazione del disco potrebbe durare qualche minuto, selezioniamo la VM creata nella schermata principale e facciamo clic su Impostazioni. Un clic su Sistema nel menu di sinistra, apriamo la scheda Accelerazione e verifichiamo che le due caselle Virtualizzazione hardware siano spuntate. In caso contrario dovremo abilitare la virtualizzazione nel BIOS del PC.

Come installare Windows 7 in VirtualBox: impostazione disco fisso

7. Caricare la ISO

Selezioniamo la voce Archiviazione dal menu a sinistra. Nel pannello di destra facciamo clic su Vuoto subito sotto Controller: IDE, quindi facciamo clic sull’icona con il cd-rom nel pannello a destra, a fianco della voce Lettore CD/DVD e selezioniamo il file ISO di Windows 7 che abbiamo scaricato dopo esserci registrati nel programma Windows Insider. Siamo pronti per l’installazione.

Come installare Windows 7 in VirtualBox: configurazione

8. Avviare la macchina virtuale

Non ci resta che selezionare la nostra nuova macchina virtuale e fare clic su Avvia per avviare il processo d’installazione di Windows 7 in VirtualBox.

Come installare Windows 7 in VirtualBox: caricamento ISO

La procedura di installazione avrà una durata che dipende dalle caratteristiche tecniche del vostro PC o MAC, se avete un hard disk di tipo SSD sicuramente impiegherete poco tempo, mentre con una unità a disco ci vorrà più tempo sicuramente.

Al termine ci verrà chiesto di effettuare il login con il nostro account Microsoft, o di crearne uno. Se decidiamo di utilizzare quello in uso sul nostro Windows 8, ogni modifica alle impostazioni del desktop verrà replicata anche nell’account principale.

E' stato semplice l'installazione di Windows 7 in VirtualBox vero? Ve lo avevo detto! Ma per qualsiasi problema non esitate a lasciarmi un commento che risponderò quanto prima!

Dphoneworld Fabiannit

{picture#https://2.bp.blogspot.com/-amzuahwrHcs/VvbVht-l2aI/AAAAAAABINU/qU9pUHakN0ICLAjSCKcCjfqdoSWyOCl3g/s1600/ImmagineFJP.png} Appassionato del web e dei blog e piccolo esperto SEO. Sono al servizio di voi, per trovare e scrivere ciò che state cercando! {facebook#https://www.facebook.com/dphoneworld.net/}{twitter#https://twitter.com/fabiannit} {google#https://plus.google.com/u/0/b/116274615034154541639/+DphoneworldNet/}
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